Routine

La sveglia che suona, il risveglio, apro lentamente gli occhi, la bocca un po’ impastata, doccia, vestiti, colazione, bacio a mia moglie/marito che mi chiede “A che ora torni, cosa vuoi mangiare?”;

rispondo come sempre “Alla solita ora, traffico permettendo… Quello che vuoi tu, amore!”, e lei/lui “Ciao amore, ci vediamo stasera!”. Ascensore, sosta dal giornalaio, poi al solito bar, dove prendo il solito caffè ristretto, guido fino all’ufficio, la macchina conosce la strada, sempre la solita, il lavoro, sempre uguale, le pratiche da sbrigare, uno scherzo ai colleghi, una risata e… arriva sera, prendo la macchina, stessa strada, stessa gente … finalmente a casa, bella la mia casa… cena, tv e poi a dormire.

Tutto intorno è tutto uguale.

Una vita sempre uguale, sicura, al riparo da scossoni… poi i week end, le vacanze ad agosto, al mare… e nella mente mille pensieri…

Sentirsi completamente bloccato/a in una vita che non cambia mai, monotona e chiedersi se mai sia possibile che cambi qualcosa senza per forza dover cambiare qualcosa, città o lavoro “No, a questo non sono pronto/a, e poi qui ho una mia casa già pronta, gli amici, i miei genitori e…”
…una voce che ronza nella testa da un po’ di tempo … sempre uguale “Cosa vuoi di più, hai un lavoro sicuro, una bella casa, una persona che ti ama e…” 

“E’ vero, MA io non sono contento/a…
è tutta qui la vita?”

“Cosa voglio di più?..

Voglio Vivere”!!!

Molte persone scoprono di vivere una vita non autentica, mentre desiderano vivere pienamente, o almeno sentirsi vive. 

La loro ri-nascita è sempre preceduta da sofferenza; in molti casi, in un primo momento, al dolore è negata dignità e valore

Molti si impongono di non pensarci o si sforzano di convincersi che tutto vada bene. “Se la raccontano”

Vari anestetici sono disponibili allo scopo:

“sono io quello/a sbagliata”, “c’è chi sta peggio di me”, “sono infelice perché corro dietro a fantasie”, “sono troppo sensibile e mi lamento per cose da poco”, “sono io che chiedo troppo”.

Molti sono i convincimenti con cui si cerca di anestetizzare il dolore dal “non importa” o “la felicità che io cerco è un’illusione, è utopia” al rassegnato “in fondo altri stanno peggio di me, guarda il tuo amico …”

tipi di anestesiaTali anestetici sono spesso iniettati, direttamente in vena, a titolo di aiuto, proprio dalle persone che ci vogliono bene, (o dovrebbero volercene). Ma, farsi carico del dolore altrui è molto faticoso. Bisogna amare molto chi sta male, per condividere la sua sofferenza e attraversare insieme la lunga e oscura notte del “perché sono infelice e cosa devo fare per non esserlo più”. Ci vuole grande forza per lasciarsi investire dal dolore altrui, dargli un senso, partecipare al disorientamento di chi soffre. E non tutti hanno questa forza. E’ più facile tergiversare, far finta di non capire, non dare peso, scoraggiare, far balenare i pericoli che il cambiamento potrebbe provocare.

Il passaggio decisivo è smettere di fuggire, lasciare che la sofferenza non ci risparmi, permetterle di diffondersi fino a sentirne la ferita profonda. 

Rifiutare le facili anestesie, sentire, percepire, vivere il dolore. Trattarlo come un utile campanello d’allarme, piuttosto che come un ospite indesiderato.

Spesso il dolore genera la sensazione di soffocamento, di mancanza d’aria e di spazio vitale, genera la percezione di avere dentro di sé una bomba con la miccia accesa, pronta a scoppiare, sembra di indossare un abito troppo stretto. Molti si propongono di spegnerla, immergendola nell’acqua della rassegnazione, del senso di colpa con il risultato di sentirsi spenti, insensibili e anestetizzati o di imporsi di non farsi più alcuna domanda e farsi andare bene tutto, per non soffrire. Domina una sensazione di appiattimento, di perdita generale di interesse per la vita.

Il cambiamento richiede di stare dentro al proprio dolore, sentirlo, lasciarsene invadere, lasciarlo entrare e dargli un nome.

La consapevolezza è sempre figlia del dolore

dolore 300x217In diversi momenti della nostra vita facciamo dei bilanci, sono tappe che ci spingono a lasciarci alle spalle un periodo. “Sono diventato/a quello che volevo essere? Mi sento felice? Mi piace vivere in questo modo?” 

La risposta negativa ad una di queste domande dovrebbe stimolare un desiderio di cambiamento, perché ci porta a constatare che non viviamo la nostra vita come qualcosa di meraviglioso ma, al contrario, che stiamo sopravvivendo. 

Le probabilità di cambiare sono maggiori quando le cose non vanno o, peggio, quando si soffre. Il cambiamento comporta allora una re-azione di fronte ad una saturazione, ad un recipiente che ormai ha raggiunto l’orlo e rischia di tracimare. Ma, non tutti abbiamo le stesse armi per passare all’azione.

Tutto questo ci riporta a: quello che rinunciamo ad essere, quello che accettiamo di essere, come ci vediamo, quello che vorremmo essere… ciò che siamo, ciò che abbiamo il diritto/dovere di diventare, alla nostra ri-nascita

Cosa scegli?

Dobbiamo passare da una posizione di sottomissione, in cui facevamo di tutto per essere amati (i bambini che eravamo), ad uno stato d’azione (gli adulti che siamo), di affermazione, di piena presa di responsabilità di noi stessi e quindi di cambiamento.

Evolvere implica un intimo e profondo dialogo con se stessi, la capacità di compiere azioni piacevoli, non costrittive, che apportano soddisfazione e arricchimento interiore, attingendo alle nostre risorse, alla nostra insita capacità di raggiungere ciò che ci fa stare bene.

Evolvere è dialogare con la nostra pulsione di vita, accompagnarla, mantenerla e incanalarla verso la sua piena realizzazione.

Esistere significa divenire, significa sapere quali sono i nostri desideri, quelli che alimentano la nostra esistenza, evolvere in un continuo percorso di crescita …. e da qui ogni passo per uscire dalla zona grigia diventerà più leggero.

Individuare le dimensioni nascoste del nostro essere è l’unico modo di esaudire le nostre esigenze più profonde”

Deepak Chopra

Ci sono persone che hanno superato lo scoglio! 

Cambiamento Change UYM

Hanno cambiato vita, aspetto, lavoro. 

Molte di esse ne escono rifiorite, trasformate, perché il passaggio all’azione era desiderato e pensato come salu

tare per il loro equilibrio. Queste persone esprimono allora un’allegria e un entusiasmo reali e tangibili.

Il cambiamento può essere vissuto come una formidabile opportunità, poiché è un invito a scoprire quello che siamo e ad esprimerlo. 

E’ necessario tuttavia che esso sia pensato, riflettuto e maturato prima di passare all’azione; solo in questo modo diviene un gesto di liberazione e realizzazione.

Quindi, potremmo chiederci, dove trovare l’energia necessaria per il cambiamento?

 

 


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